La prima domenica di Avvento segna il solenne inizio del nuovo anno liturgico avvolgendo la comunità cristiana in un’atmosfera di sacra attesa e di vigile speranza che invita i fedeli a risvegliare la propria vita spirituale dal torpore della quotidianità per orientare lo sguardo verso la venuta del Salvatore. Al centro della celebrazione e della devozione domestica si staglia la Corona dell’Avvento intrecciata con rami di piante sempreverdi a simboleggiare la vita che non finisce e la speranza che non appassisce nemmeno nei mesi più freddi e bui dell’anno mentre la forma circolare richiama l’eternità di Dio che non ha né principio né fine. In questa giornata liturgica contraddistinta dal colore viola dei paramenti sacerdotali che richiama alla conversione e alla preparazione interiore viene accesa la prima delle quattro candele denominata Candela del Profeta o Candela della Speranza la quale con la sua fiammella ancora solitaria ma ferma inizia a squarciare le tenebre rappresentando la luce di Cristo che viene a visitare il suo popolo e ricordando le antiche profezie che per secoli hanno preannunciato la nascita del Messia. La liturgia della Parola risuona potente con l’invito perentorio a vegliare e a tenersi pronti poiché non si conosce né il giorno né l’ora e trasforma questo tempo non in una passiva attesa ma in un dinamico cammino di purificazione del cuore che si prepara ad accogliere il Verbo incarnato nella grotta di Betlemme e contemporaneamente attende il ritorno glorioso di Cristo alla fine dei tempi. È un momento di grazia in cui il silenzio si fa preghiera e la comunità si stringe nell’ascolto riscoprendo la bellezza di un Dio che si fa prossimo e che chiede di preparare la via raddrizzando i sentieri della propria esistenza attraverso la carità e la fede rinnovata in un crescendo luminoso che accompagnerà il fedele settimana dopo settimana fino alla pienezza del Natale.
